
Autore Joseph Roth
Titolo La marcia di Radetzky
Titolo originale Radezkymarsch
Traduzione Laura Terreni e Lucia Foa
Editore Adelphi Edizioni
Collana Bibiblioteca Adelphi 189
Edizione Quarta Edizione
Anno marzo 1992
Genere romanzo storico
Isbn 88-459-0269-2
La Marcia di Radezky è una marcia che John Strauss dedica a
Joseph Radesky che riconquistò il lombardo veneto agli astrungarici.
Risalta leggendo il romanzo storico il contrasto quasi
un’opposizione che il testo in oggetto abbia col suo titolo e con questa
marcia. La storia infatti racconta gli
eventi dell’impero astungarico con l’intermediazione della famiglia Trotta, di
origine slovene, ma che grazie alle gesta del nonno si innalza lla nobilità col
titolo di barone di Sipoljie. Il nonno è l’eroe di Solferino che salvò il re,
ma lo stesso per come il fatto viene raccontato sui libri di storia si arrabbia
e ciò lo farà cadere in oblio.
E’ una storia che vede la tradizione prevalere guardare a
tempi nuovi che avanzano dove i destini dei figli maschi vengono scelti dai
padri, una cosa che il nipote cerca di cambiare senza troppa convinzione. Una
deficienza si nota dei personaggi principali nel cogliere i segnali dei
cambiamenti che il mondo pone.
Si potrebbe dire che lo svolgersi del romanzo sia in partiti
quasi come una sceneggiatura divisa in atti. La prima parte vede lo svolgersi
tra casa e scuola che vede il giovane Trotta entrare a piccoli passi
nell’esercito.
Nella seconda parte l’ultimo Trotta c’è la rinuncia a dire
la sua sulla vita e l’accettazione della scelta del padre e l’arruolamento
nella battaglione corpo dei Cacciatori dopo aver chiesto permesso al padre e
non aver ricevuto risposta. Una risposto che però arriverà ma il figlio ha
smesso di leggere le sue lettere.
La terza affronta il rapporto padre figlio con la comprensione
da parte di entrambi del mondo che cambia. Un cambiamento che l’ultimo trotta
vede nell’esercito con il decadimento morale sempre più vistoso dello stesso.
La guerra mette che si avvicina dopo l’assassinio dell’erede al trono imperiale
avvenuto in Serbia non riesce a far fare un bagno di realtà a tutti, che anzi
inizialmente danno una festa, una festa su un impero che muore. Un impero che muore tra le divisione che
esistono anche nell’esercito ove escono le divisioni per nazionalità con
diversi atteggiamenti a tale evento. Quest’ultima parte si chiude con la
consapevolezza di un padre circa la
morte del figlio. Una singolare scena è la morte dell’ultimo Trotta che mentre
lo stesso muore senta la Marcia di
Radetzky come se morendo se morendo per l’imperatore esca dalla vita
trionfante.
Una persona importante forse un po’ defilata è quella del
Conte Chojnicki sia nella vita dell’ultimo Trotta sia per l’arguzia nel capire
gli eventi che stanno cambiando il mondo, questo anche se l’esercito e l’altra
parte della nobiltà sembrano non accorgesene.
L’epilogo non è solo la fine dell’ultimo trotta, ma vede
sulla scena tre persone il padre dell’ultimo Trotta, signora Taussig, conte
Chojnicki come se queste tre persone che hanno conosciuto per vari aspetti il
defunto possano meglio vedere il quadro d’insieme dello stesso e degli eventi.
Anche in chiusura si ribadisce un fatto quasi un ossessione del legame Trotta e
casa imperiale come se la fine dei Trotta sia la fine dell’imperatore.
Un volume che attraverso un romanzo storico, che come altri
romanzi storici c’è un lavoro di inquadramento degli eventi che fa riferimento
a persone conosciute e eventi accaduti. C’è un altro aspetto che viene messo in
risalto come a volte non stare al centro ma in periferia spesso possa dare una
visuale più completa.
Se vogliamo poi curioso è anche nipote Trotta finisca nel
stesso battaglione del nonno quasi a voler simboleggiare la voglia di un
ritorno ai fasti o forse esorcizzare il cambiamento come quei nobili che
organizzano feste mentre tutto crolla.
Un romanzo storico che per bellezza espositiva e dei
contenuti mi sento di consigliare a tutti. Un volume che può far avvicinare le
persone alla storia o per rinfrescare la storia anche magari senza un approccio
classico manualistico più digeribile soprattutto per alcuni. Un periodo quello
della Belle epoche spesso affrontato nel
romanzi storici. Questo in particolare non è un romanzo scritto recentemente
anzi, la prima versione originale in tedesco è del 1932 ma che ancora oggi può
raccontare bene un periodo storico e che mi sento ancora di consigliare a
tutti.